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  • Immagine del redattoreAlessandro Manzelli

Riqualificazione Urbana: come l'architettura può creare benessere sociale.

In urbanistica e architettura riqualificare è sinonimo di risanare. Cosa significhi risanare è abbastanza evidente: dare nuovamente un aspetto sano a un luogo, un edificio, uno spazio. Ci sono quindi gli aspetti pratici di natura architettonica all’interno di questo termine ma, sarebbe limitante e in una qualche maniera fuorviante, se non tenessimo in considerazione anche i risvolti sociali, che collegano gli edifici, le strade i luoghi ai bisogni di una popolazione, a tematiche quali quelle delle opportunità sociali, della sostenibilità e della futuribilità non solo in termini di mera crescita economica. Un altro sinonimo è rigenerare: un termine che mi piace tantissimo e che dà, a mio parere, il senso della genesi di vita che può seguire a un progetto efficace di riqualificazione.


La correlazione fra degrado urbano e criminalità, senso di insicurezza e scarsa integrazione sociale, è stata a lungo studiata ed è ormai ritenuta un dato di fatto. La riqualificazione urbana di un’area con queste caratteristiche può avere quindi un impatto fortissimo sul tessuto sociale e anche sulle dinamiche abitative dell’area, dando vita a processi di gentrificazione che possono letteralmente ribaltare le carte in tavola. Ma riqualificazione o risanamento possono riguardare anche aree centrali o edifici dismessi per modificarne la destinazione o la modalità di utilizzo, come per esempio aree verdi o strade urbane, vecchi edifici storici e strutture inutilizzate.


Riqualificazione urbana fra passato, presente e futuro


Ma come possiamo quindi distinguere una riqualificazione da una semplice ristrutturazione? Il risultato fondamentale è quindi in termini di valore, non monetario o almeno non solo, ma soprattutto di valore sociale creato sulla base di tre fattori chiave:

  • Innanzitutto la storia alle spalle di quell’area o di quell’edificio. Tenere in considerazione le radici culturali di un quartiere di periferia quanto piuttosto della natura ab origine di un edificio è importante per capirne i risvolti sociali, le potenzialità e per preservarne il valore.

  • In secondo luogo il presente: un’area è di fatto il prodotto sì di scelte urbanistiche ed architettoniche, ma nulla prescinde dall’uso che la popolazione locale ne fa (o ne potrebbe fare). Fare un’analisi di chi c’è sul territorio, delle esigenze primarie in termini di accesso alle risorse e ai servizi e di come potrebbe migliorare la qualità della vita grazie a spazi e infrastrutture creati ex novo sulla base di preferenze e priorità secondari. Aree verdi, arredo urbano, viabilità sono tutti elementi che possono contribuire radicalmente al benessere degli individui che abitano un’area.

  • Infine il futuro, in due chiavi differenti: da un lato la sostenibilità, progetti di riqualificazione urbana non possono non tenere conto delle crescenti esigenze in chiave green. Dall’altro della futuribilità e del potenziale di lungo periodo di un’area riqualificata che, come abbiamo visto, può cambiare pelle come fanno i serpenti, lasciando solo ai ricordi di chi la conosceva un’idea inerme e secca di chi era.


Questi sono i fattori da tenere in considerazione per far sì che non si faccia solamente una ristrutturazione fine a sé stessa, ma che il fine sia ridare ai cittadini un pezzo della loro città, a partire dalle esigenze espresse dalla collettività, sulla base del contesto in cui si trova l'area e della vocazione dell’area stessa (turistica, culturale, sportiva, ecc..).


Riqualificazione urbana in pratica e in potenza


Potrei fare moltissimi esempi di progetti di riqualificazione urbana in Italia, di aree dismesse come quelle di Monza all’ex Cascamificio o di aree residenziali periferiche come quelle abitate dagli operai della FIAT nella periferia di Torino. Per una volta vorrei fare il campanilista e ho deciso di parlare della mia terra: la Romagna.


Riqualificazione urbana: le colonie marine

La Romagna è una terra straordinaria che porta con sé un patrimonio fatto di storia delle persone, di un turismo di accoglienza e di impareggiabile qualità della vita. Forse non sono obiettivo ma queste sono le tre caratteristiche che ogni volta che penso alla nostra terra, mi vengono in mente. La Romagna è stata terra di colonie marine, edifici imponenti alle porte della spiaggia, dove venivano accolte orde di bambini e ragazzini da tutta Italia (e in certi casi Europa) una ricreativa ed educativa vacanza con i piedi in acqua. Le colonie marine ebbero grande successo durante il periodo fascista come strumento di sostegno alle famiglie meno abbienti e per promuovere un’educazione coerente con i dettami del partito. Un’usanza che perde di appeal negli anni ‘70 lasciando agli ultimi decenni del secolo, un patrimonio architettonico di notevole fascino ed altrettanta decadenza.


Purtroppo da Rimini a Cesenatico, il destino delle colonie pare non essere diverso. A parte poche e fulgide iniziative sparse qua è là, come il progetto “Riutilizzasi la Colonia Bolognese” forse la più famosa colonia marina del riminese, che è oggetto appunto de il primo esempio di rigenerazione urbana da parte della società civile di un bene storico e in stato di abbandono”, le colonie sono a tutt’oggi inutilizzate, per lo più in condizioni strutturali precarie. La Romagna avrebbe un potenziale enorme da sfruttare, un'opportunità di revisionare il paradigma turistico che ha caratterizzato la nostra costa dagli anni sessanta, offrendo una forma di turismo moderno, sostenibile, fatto di strutture integrate in spazi liberi, senza dimenticare il passato! Riprendendo ciò che di buono c’era nelle colonie estive, queste aree potrebbero fungere da veri e propri poli di offerta per bambini e ragazzi, luoghi di aggregazione dove fare attività, scoprire lo sport, favorendo integrazione e scambi culturali.


Riqualificazione urbana: il lungomare di Rimini



Un esempio invece di riqualificazione in fieri è quello del Parco del Mare sul lungomare riminese. Il Parco del Mare è un progetto piuttosto complicato che ricomprende la messa in sicurezza del sistema fognario grazie al depuratore di ultima generazione che dovrebbe ovviare agli storici problemi dello sversamento delle acque reflue in mare, insieme a una rilettura moderna degli spazi, in chiave di maggiore fruibilità correlata a nuovi servizi. Non di certo un’area periferica o degradata, il lungomare di Rimini è tuttavia stato oggetto di un progetto di rigenerazione urbana, nell’ottica di un miglioramento della qualità della vita di chi accede a quest’area. La chiave di lettura, non da tutti apprezzata per la verità, è quella di una vita slow, fatta di mobilità sostenibile e benessere, attività fisica all’aria aperta e un nuovo comfort urbano da sfruttare e proporre tutto l’anno.


Riqualificare, risanare o rigenerare poco cambia: contribuire a dare nuova vita a un territorio è un aspetto estremamente stimolante ed affascinante del mio lavoro di architetto, a servizio dei cittadini.


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